Equinozio

15,00 

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Una raccolta che ripropone, con una maggiore densità, i temi cari all’autore, e che, allo stesso tempo, ci proietta in una realtà fatta di segmenti come particelle di senso. Un “io” franto che, diviso fra memoria e profezia, chiede di essere seguito non in un mero canto nostalgico, ma perché è grazie alla memoria che possiamo leggere le nervature del nostro presente.

 

Per questo tutto può trovare posto: dal talento di un grande calciatore del Torino, figura mitica e fuori dal coro, al suono delle chitarre rock, dai minimi eventi biografici al bollettino del serale del Covid; ogni porzione di realtà, in questa poesia, ha un significato simbolico e ulteriore. Un significato che partendo dal passato recente di una storia collettiva, tutta italiana, ci accompagna al futuro prossimo, autunnale, prima di un possibile inverno e, forse, di altra stagione che verrà.

Descrizione

La terza raccolta poetica di Stefano Carrai, che segue alla Traversata del Gobi (2017, Premio Viareggio) e al Tempo che non muore (2012), ci ripresenta in modo più denso i temi del tempo e dell’attraversamento memoriale. Assistiamo, come ci ricorda Martignoni nella prefazione, a molteplici “discorsi”, interferenze, voci: spezzoni musicali, parlato quotidiano (frammisto con tratti “alti”), elementi visivi.

Questo “io”, nella sua diffrazione e irriducibilità, riesce a rimandarci immagini, storie e epifanie di una storia nazionale, portando a galla fatti e dettagli colmi di senso: l’alluvione di Firenze del ’66, Superman e L’Eroica, un film veneziano con Virna Lisi e Max Von Sydow, gli slogan dei cortei giovanili del ’77, le chitarre elettriche Strato, l’Italia postbellica, la valigia di cartone di un modesto viaggio di nozze, la passione per il rock, la tovaglia venduta in spiaggia («molto bella poco caro»)” ma anche il funambolico dribbling di Gigi Meroni, a fianco del bollettino serale del Covid. Una poesia che trascende l’archivio per ricordarci, in modo lieve ma profondo, che: «non mi è piaciuta mai l’idea di essere / una cosa sola». E in questo segno c’è tutta la potenza di un messaggio lanciato ad un’epoca.