Perché un’altra casa editrice, oggi?

All’inizio degli anni Cinquanta diventa comune l’inserimento di figure della cultura all’interno del mondo industriale, in concomitanza con lo sviluppo di nuovi settori aziendali, quali le pubbliche relazioni o gli uffici stampa, per non parlare delle riviste interne, che alcune aziende promuovono (si pensi a Comunità, vera e propria casa editrice, finanziata personalmente da Adriano Olivetti). Nuove forme in cui si ripropone il rapporto fra uomo e tecnica, fra la persona e l’opera delle sue mani.

Il Menabò di letteratura, nel numero 4 del 1961, affrontò il tema dell’indagine letteraria condotta nella società industriale italiana. In particolare è l’editoriale di Elio Vittorini, intitolato Industria e letteratura, a definire la necessità, per il mondo letterario, di essere «pienamente all’altezza della situazione in cui l’uomo si trova di fronte al mondo industriale». Erano tempi in cui ancora si poteva parlare di Società del Lavoro e non di società dei lavori (minuscole volute), come la descrisse Aris Accornero. Tempi in cui aveva senso proporre l’assoluta necessità di un esame critico-sociologico e antropologico della realtà industriale. Un richiamo al tempo presente, alla condizione che le persone vivono nella loro vita ordinaria, all’interno di un mondo sempre più dominato dalla tecnica.

Allora come oggi, questo è il mondo in cui viviamo e operiamo. Uomini e donne, macchine e Intelligenza Artificiale. Come in una paziente, ostinata apocalisse – una rivelazione – questa piccola casa editrice intende pubblicare poche opere, con cura artigianale, connesse col tempo presente e con la nostra alta tradizione letteraria. Il suo scopo – facendo risuonare l’etimo del termine – è una modalità dell’esplorare, del provare a vedere lontano, radicati in un passato, che non si declina in nostalgia, e consapevoli dell’oggi, senza farsi sopraffare dalle sue (nostre) miopie, che confondono troppo spesso la spinta continua delle emergenze con la radicalità lenta delle urgenze, individuali e collettive. 

Chi siamo

Nata nel 2015 dall’idea di un gruppo di amici, che vollero concretizzare un progetto di ricerca storica sui partigiani (La memoria che resiste – Vol. 1 e La memoria che resiste – Vol. 2), la casa editrice, dopo poche altre pubblicazioni, ha sospeso le attività fino al 2020. Tutto è ripartito proprio nell’estate del 2020 con la collana Pianeti erranti, cui è seguita l’avventura di Poetica, vera collana-anima della casa editrice.

Oggi la casa editrice è diretta da Gabriel Del Sarto, col supporto di tutti i curatori di collana. Niccolò Scaffai per la poesia (collana Poetica), Filippo Davoli per la saggistica (collana Backstage), Alessio Biagi per la letteratura dedicata all’infanzia (collana Fabula), Federico Nobili per le scritture ibride (collana Pianeti Erranti) e Martino Baldi per la narrativa (collana L’invisibile). Si occupano del coordinamento editoriale e della parte grafica. Alessandro Golfieri e Matteo Del Sarto. Cura la segreteria Michele Del Sarto, mentre l’ufficio stampa è gestito da Demetrio Marra che affianca Diletta D’Angelo nella cura dei social.

Qua un approfondimento sulle nuove collane